Come funziona il conto cointestato

Il conto corrente cointestato assume le stesse caratteristiche di un normale conto corrente, rappresentando uno strumento attraverso il quale è possibile accumulare risparmi, predisporre pagamenti nei confronti di terzi, oppure ricevere a qualsiasi titolo somme di denaro.

L’unica differenza è rappresentata dal fatto che mentre nella maggior parte dei casi il conto corrente possiede un unico titolare, nel caso del conto cointestato i titolari sono più di uno.

Ciascun titolare sarà, pertanto, legittimato ad operare su quel conto corrente ed effettuare movimenti di denaro; tale strumento rappresenta certamente una valida soluzione, ad esempio, per le famiglie o le coppie che magari devono fronteggiare spese comuni per il mantenimento della casa, ma costiuisce anche un’importante risorsa all’interno di un’azienda in cui vi potranno essere più soci che hanno il potere di porre in essere operazioni bancarie per conto della società.

L’immediata conclusione che si trae, pertanto, dalla suesposta disamina è che per aprire un conto corrente cointestato non è in alcun modo necessario che sussistano vincoli di parentela tra i vari cointestatari.

1. Come si apre in conto corrente cointestato?

La volontà di aprire un conto corrente cointestato può essere manifestata, innanzitutto, al momento dell’apertura del nuovo conto: ciascun cointestatario dovrà pertanto provvedere ad apporre la propria firma in calce al contratto di conto corrente.

In alternativa è, altresì, possibile rendere un conto corrente già esistente cointestato; in quest’ultimo caso sarà necessario depositare solo la firma del nuovo soggetto cointestatario.

2. Le tipologie di conto corrente cointestato

A questo punto è importante sottolineare come esistono due tipologie di cointestazione: a firma congiunta e a firma disgiunta.

Nel caso di conto a firma congiunta, al fine di realizzare qualsiasi tipo di operazione bancaria, sarà indispensabile la presenza di tutti i titolari del conto, mentre nel caso di conto a firma disgiunta ciascun cointestario potrà operare sul conto corrente in piena autonomia ed indipendenza dagli altri, senza alcuna ripercussione in merito alla legittimità delle operazioni effettuate.

3. Il vincolo di solidarietà

Ebbene, fatte le necessarie premesse sul tema del conto corrente cointestato pare adesso opportuno soffermarsi su alcuni aspetti peculiari.

Ed invero, la legge sancisce il cosiddetto vincolo di solidarietà dei cointestatari del conto nei rapporti interni, in virtù del quale (e a norma dell’art. 1298 c.c.), le parti di ciascuno si presumono uguali se non risulta diversamente.

Necessaria conseguenza è che ciascun titolare non potrà disporre di una somma eccedente il cinquanta per cento del complessivo importo sul conto corrente senza l’autorizzazione degli altri titolari.

Giova inoltre segnalare come il vincolo di solidarietà costituisce una mera presunzione: esso potrà essere superato ogni qual volta un cointestario dimostrerà come in realtà le quote non siano ripartite in modo uguale.

4. Cosa succede se ci si appropria di somme in misura eccedente la propria quota?

Spesso tali fenomeni si verificano in presenza di conti correnti cointestati tra un membro della famiglia (generalmente anziano) e alcuni parenti.

Ciò che spesso si verifica nella prassi è il fatto che poco prima della morte del membro anziano della famiglia, il cointestario provvede a prelevare nella quasi interezza le somme depositate su quello stesso conto.

Tale operazione, non solo può pregiudicare i diritti di altro cointestatario in ordine ai vincoli di ripartizione delle quote, ma può pregiudicare altresì gli eredi legittimi del de cuius che a fronte dello spoglio del conto corrente si vedono negato il loro diritto a concorrere nell’eredità del defunto.

Ebbene, tali fenomeni rendono certamente passibile di sanzione penale il titolare che in maniera illegittima ha svuotato il conto corrente cointestato.

Dovrà, pertanto, essere cura dei soggetti danneggiati da tali condotta entro novanta giorni proporre querela nei confronti del predetto soggetto, quantomento, per il reato di appropriazione indebita.

5. Conto cointestato: cosa avviene in caso di separazione dei coniugi?

Un ulteriore fenomeno molto diffuso nella prassi quotidiana è quello relativo al fatto che uno dei coniugi, poco prima della separazione, prelevi somme dal conto corrente cointestato.

In questi casi il problema che sorge è quello relativo al diritto alla restituzione di metà delle somme prelevate nel caso i coniugi si trovino in regime di comunione legale.

Come su esposto, le quote di ciascun coniuge si presumono divise in parti uguali, tuttavia ciascuno di essi può in qualunque momento arrivare a dimostrare finanche la proprietà esclusiva di quelle somme.

A tal proposito, è stato stabilito che costituiscono fonti di prova contraria sia gli ordini di accreditamento, sia gli assegni emessi in favore esclusivamente di uno dei cointestatari la cui somma venga in seguito riversata all’interno del conto corrente cointestato.

In questi casi, come su esposto, non dovrà essere restituito alcunché all’altro coniuge. Il quesito che si pone con riferimento ai coniugi riguarda, a questo punto, la possibilità di sancire la proprietà esclusiva di somme presenti su un conto corrente laddove sia in vigore la comunione legale.

Il discrimine è costituito dalla provienza delle somme; ed invero, non tutti i beni rientrano nella comunione legale appartenendo esclusivamente ad uno dei coniugi, come ad esempio i beni personali.

A tal proposito, la giurisprudenza italiana è concorde nel ritenere come il denaro personale depositato su un conto corrente assume la natura di bene personale, anche nel caso di cointestazione del conto corrente.

L’unica differenza che si riscontra è il fatto che il coniuge dovrà dimostrare la provenienza di tali somme che intende sottrarre alla comunione legale, stante la presunzione di contitolarità su esposta.